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GIOVANNI PATRONI, IL VIGILE CHE HA SCAVATO A MANI NUDE NELL’INFERNO DI GENOVA

GIOVANNI PATRONI, IL VIGILE CHE HA SCAVATO A MANI NUDE NELL’INFERNO DI GENOVA

Il 14 agosto, a scavare tra le macerie del ponte Morandi, c’erano anche i Vigili del Fuoco bresciani

Giovanni Patroni

8 gennaio 2017 – il resort ai piedi del Gran Sasso viene travolto da una slavina

6 agosto 2018 – sulla A14 un’autocisterna tampona un tir ed esplode

14 agosto 2018 – il ponte Morandi di Genova si sbriciola trascinando con sé decine di auto e di persone

Giovanni Patroni, Vigile del Fuoco delle squadre Usar Lombardia, è intervenuto in ognuna di queste tre tragedie. Sempre pronto a sporcarsi le mani quando c’è bisogno e sempre in prima linea quando questo Paese ha bisogno di lui.

Nell’inferno di Genova, Patroni ha cercato sopravvissuti sotto le macerie del ponte Morandi, scavando anche a mani nude quando è stato necessario. Gli occhi pieni di orrore e le mani consumate dalla fatica.

Il compito di Giovanni Patroni e della sua squadra è proprio quello di individuare eventuali dispersi nelle macerie. Un lavoro particolarmente duro e spesso frustrante, ma lo spirito di sacrificio, così come la consapevolezza che ogni secondo è importante, è capace di cancellare persino la stanchezza.

 

Giovanni Patroni

E proprio l’incredibile incredibile forza di volontà e la determinazione di Giovanni Patroni e dei suoi colleghi ha permesso a Eugenio e Natasha di emergere dalle macerie e dai detriti d’auto; a Gianluca, rimasto aggrappato al proprio furgone dopo un volo di 40 metri, di tornare dai propri cari; a Marina e alla figlia Camilla di continuare a vivere.

Queste sono solo alcune delle persone tratte in salvo grazie allo spirito di sacrificio di Patroni e degli altri Vigili del Fuoco, eroi silenziosi e instancabili su cui poter fare sempre affidamento.

Il lavoro dei Vigili del Fuoco non è solo un mestiere, ma una missione. Perché quando si deve intervenire in situazioni così difficili è impossibile timbrare il cartellino e tornare a casa dimenticandosi di quanto si è appena visto. E pur dovendo farsi carico del dolore degli altri, Patroni e i suoi colleghi non possono contare sull’aiuto di uno psicologo.

Per poter continuare a vivere serenamente, Giovanni Patroni deve fare appello a quella forza emotiva che lo spinge a scavare per ore a mani nude nella speranza di poter salvare una vita.